24
Ottobre
2017

RAKU, gioire il momento....

da oriente ad occidente, una tecnica affascinante, ispirata alla filosofia Zen

RAKU, gioire il momento....
RAKU significa gioire il giorno,
vivere quindi in armonia con le cose e con gli uomini.
Rappresenta nella ceramica un' importante esperienza e momento di cultura
che avvicina in particolar modo l' artigiano-artista
agli elementi determinanti che costituiscono l'essenza dell'uomo,
terra acqua e fuoco.
(approfondimenti, storia, significato)

LA tecnica RAKU…

prevede una serie di operazioni per così dire violente che assicurano l’ irripetibilità di ogni singola opera : dal forno ancora caldo si estraggono le ceramiche incandescenti che vengono inserite in recipienti metallici pieni di combustibili (carta, paglia, segatura, ecc…) e quindi coperte. In questo modo si crea una forte riduzione che provoca la formazione di lustri e riflessi dovuti alla reazione degli ossidi metallici presenti negli smalti e nell’ argilla. Il procedimento di raffreddamento determina il risultato finale del manufatto, sempre poco prevedibile assicurando l’ unicità di ogni singolo pezzo. L’ oggetto RAKU nasce e si conferma come un prodotto semplice nella forma e soggetto a grande casualità nel procedimento di realizzazione, cottura e raffreddamento. Da qui la preziosità dell’ oggetto RAKU, nella sua forma semplice e la casualità dei colori.

RAKU filosofia e leggenda…

RAKU è una tecnica di cottura che risale al XVI secolo e nasce in Giappone. Ebbe origine in combinazione con un momento importante della vita e cultura giapponesi, la cerimonia del té. La cerimonia trova le sue origini nella filosofia Zen e nell’ influenza che il Buddismo ha avuto nel costume e nella cultura giapponesi. Il té all’ inizio era molto raro e veniva usato solo nei monasteri dai monaci buddisti per aiutarsi a vegliare durante le lunghe meditazioni. La Cerimonia da momento prezioso quanto raro, divenne nei secoli sempre più diffusa, estendendosi via via nelle tradizioni delle varie classi sociali. Questo originò la necessità di soddisfare la crescente richiesta del mercato giapponese di manufatti ed utensili per la cerimonia del tè, aumentando la quantità ed i tempi di produzione.

Si narra infatti di un vasaio che nel XVI sec. nella città santa di KYOTO fu incaricato di produrre numerose ciotole per il tè e cominciò quindi a ridurre i tempi di cottura, sfornando le tazze una di seguito all’ altra con delle pinze di ferro, senza più rispettare i tempi di raffreddamento. Si accorse che la rapida estrazione dal forno (da 900° a temperatura ambiente) e quindi il rapido raffreddamento degli smalti, causavano colorazioni ed ossidazioni uniche e sempre diverse.

 

RAKU. La storia

L’origine della ceramica e del nome RAKU deriva dall’incontro tra il ceramista Chojiro, vissuto nel XVI secolo nella città di Kyoto, ed il maestro Sen Rikyu, fondatore della cerimonia del tè (cha-noyu).

Chojiro iniziò a fare tazze per questa singola cerimonia cui fu dato nel tempo un particolare significato.

Ancora oggi l’ offerta della tazza di tè e il bere assumono un aspetto fondamentale della vita e della cultura giapponese. L'offerta di una ciotola della bevanda profumata che possiede virtù medicinali assunse i caratteri di una cerimonia, con una serie complessa di formalità e sofisticati dettagli allo scopo di raggiungere un' armonica bellezza, creando così un' atmosfera di pace e tranquillità spirituale tra l'ospite e il padrone di casa. All’ inizio era chiamata Ima Yaki (cotta adesso) in seguito Juraku yaki (ceramica Juraku) poi aggiunse il nome Raku yaki (ceramica Raku) o Raku chawan (tazza Raku) quando il governatore consegnò il timbro con l’ ideogramma Raku a Chojiro. Il termine Raku deriva anche da Juraku, nome dell’ area dove sorgeva il castello che designava l’ argilla prelevata in quella zona. In seguito Raku divenne il cognome della famiglia di Chojiro.

La prima famiglia di vasai che ebbe la concessione feudale per produrre questo tipo di manufatto. Questa produzione doveva avere determinati requisiti dettati dai maestri della cerimonia. Oggi, nella ceramica giapponese, Raku rappresenta la tradizione che si tramanda ininterrottamente nella stessa dinastia da 15 generazioni. I maestri ceramisti che di padre in figlio si tramandarono oralmente l'arte di fare questo tipo di ceramica mantennero i segreti della lavorazione e della manipolazione degli smalti, delle argille e delle cotture. Negli anni Sessanta la ceramica Raku è approdata in Occidente, attraverso gli scritti di un ceramista inglese Bernard Leach, nel quale l'autore racconta come ha conosciuto per la prima volta questo modo particolare di fare ceramica....

Narra Leach di essere stato invitato ad una sorta di garden party nella casa di un suo amico artista a Tokio, insieme ad altri artisti. Riuniti nella sala del tè furono portati colori e pennelli e furono invitati a scrivere o lasciare un segno ognuno sulla propria tazza. Sarebbero state cotte entro un' ora utilizzando un forno a carbone che stavano intanto preparando fuori nel giardino. Con sua grande sorpresa le ciotole non si ruppero e nel giro di poco tempo era stato possibile rigirare tra le mani l'oggetto ed ammirarne i meravigliosi colori e sfumature. (...) La ricerca su questa tecnica cominciò quindi la sua diffusione in Inghilterra e soprattutto negli Usa dove l’antica tecnica di manipolazione della creta e di cottura è stata rinnovata e reinventata, Ciò ha provocato un allontanamento dalla tradizione, ma nel contempo ha favorito la sua diffusione e la continua ricerca e sperimentazione.

Categories: La Fratta BLOG

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